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Gustavo Selva ha ritirato le proprie dimissioni dovute allo spiacevole episodio de "un'ambulanza per La7". Il senatore si è svincolato con un discorso che ha commosso gli astanti e toccato gli animi del paese.
Qui di seguito il passaggio saliente di un discorso durato 25 minuti (qui la versione integrale)
[...]
Gustavo Selva: Vediamo allora, se consentite, i fatti veri.
Ho cercato per mezz'ora, con l'aiuto di un gentile funzionario di Polizia, di fare arrivare un taxi almeno a ponte Cavour (lo sottolineo, almeno a ponte Cavour). La stessa cosa ha fatto una segretaria de "La7". Invano. Il blocco era ferreo. Era tanto ferreo che anche un collega mi ha detto di non essere potuto entrare nella sua abitazione e questo sarà pronto a testimoniare.
Le concitate telefonate mi hanno provocato fibrillazioni cardiache (non voglio la vostra indulgenza, ma sono portatore di quattro bypass), per cui sono stato accomodato e soccorso nell'ambulanza di servizio di Palazzo Chigi o di Palazzo Montecitorio. Sono stato poi trasportato all'ospedale San Giacomo.
Mi sono ristabilito, forse anche in virtù del primo soccorso che mi sono dato io, che porto sempre il "Carvasin" con me, al punto che la Presidenza del Consiglio - tenete presente, per favore, questo passaggio - mi proponeva una seconda macchina: è stata invece decisa, con il responsabile dell'autoambulanza, la soluzione di non mettere in moto un meccanismo ancora più complicato e di portarmi, con il mezzo in cui mi trovavo, in via Novaro.
E qui, onorevoli senatori, si inserisce il fatto falso e disonorante per me, se fosse avvenuto, citato come principale motivo della mia indegnità dal ministro Turco: «Il bilancio poteva essere tragico nel caso in cui - e poteva accadere - un'altra persona avesse avuto realmente bisogno», parole della signora Turco (ANSA, 10 giugno 2007, ore 18,58).
Questo "caso" non poteva, senatrice Turco, assolutamente accadere, perché quell'ambulanza era a disposizione esclusivamente di quanti, me compreso, che stavo assistendo alla conferenza stampa di Bush e Prodi, si trovavano nel cortile di Palazzo Chigi. Io c'ero, con regolare permesso.
Le dichiarazioni del ministro Turco non sono state innocenti per me. Vi cito, fra le altre dello stesso tono, due e-mail ricevute lunedì 11: «Maledetto ladro, cane, l'ambulanza lasciala a chi veramente sta male». Un'altra: «Si vergogni schifoso maledetto!!!! Di cuore. Sei un imbecille, un arrogante, un ladrone della cosa pubblica per cui se vuoi salvare la Patria e il Senato (che purtroppo contiene altri a te pari) rinuncia alla tua carica e sparati un colpo in testa». Fin lì non ero disponibile in ogni caso ad arrivare.
Le TV, le radio e i quotidiani, amplificando le dichiarazioni del ministro Turco, mi hanno "impiccato", per due giorni seguenti al fatto, quale "mostro di arroganza" del potere, con l'ingrediente, come ha scritto il quotidiano spagnolo «El Mundo» (che ho qui con me), di un "senatore della destra denunciato come indegno da un Ministro donna".
Ne parlavano con toni critici quotidiani tedeschi e forse chissà di quali altri Paesi, con cui io ho avuto - ecco la mia sensibilità, se consentite - contatti ai più alti livelli politici e parlamentari, come Presidente della Commissione affari esteri della Camera dei deputati nella precedente legislatura, e con i quali continuo ad avere rapporti, quale componente della Commissione difesa, della Commissione politiche dell'Unione Europea e della delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO.
Onorevoli senatori, le parole del ministro Livia Turco mi hanno addolorato, offeso, ma non meravigliato. Vedo che il lessico vetero-comunista, quando si tratta di usare la menzogna contro un avversario politico, è duro a morire anche in una senatrice post-comunista.
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Come questa versione dei fatti si concili con la frase dello Stesso Gustavo
”Scusate il ritardo, ero in piazza del Parlamento. Le macchine oggi non possono arrivarci. Alla fine ho preso un’ambulanza...” “Un vecchio trucco da giornalista”.
non è dato sapere.
”Scusate il ritardo, ero in piazza del Parlamento. Le macchine oggi non possono arrivarci. Alla fine ho preso un’ambulanza...” “Un vecchio trucco da giornalista”.
-- Gustavo Selva, a La7
E questo è quello di cui si vanta...